Penso che…
nella vita, per raggiungere un grande obiettivo, vi sia bisogno di fallire.

Il fallimento aiuta alla realizzazione di un’idea e avere la consapevolezza di poter fallire è il primo passo per credere in se stessi e nelle proprie potenzialità.

Le avversità e i limiti imposti da noi stessi o dagli altri nel compimento di qualcosa, sono solo una parte della strada che ci porterà alla sua effettiva concretizzazione.

Tutto sta nel riuscire a superarle grazia alla propria forza di volontà…e al proprio talento.

Questo è Whiplash, vincitore di tre Premi Oscar, diretto da Damien Chazelle e interpretato da due magistrali Miles Teller e J. K. Simmons.

Narra la storia di un ragazzo che sogna di diventare un grande batterista e del rapporto conflittuale con il suo insegnante che, paradossalmente, diventa il suo peggior nemico, invece che suo mentore. Ed è questo uno dei punti forti del film, non tanto la trama, che risulta semplice e a tratti prevedibile (seppur ben narrata), ma la relazione tra i due protagonisti.

Due grandi personalità in continuo contrasto tra loro, due temperamenti che sembrano inizialmente opposti, ma che con lo scorrere della pellicola si trasformano e mutano mostrandosi in realtà più simili di quanto si potrebbe immaginare.

Un plauso va sicuramente al montaggio, aspetto vitale di Whiplash.

Un perfetto valzer tra musica e fotografia, due ballerini in perfetta sintonia.

Una continua e sfrenata sequenza di primi piani sui piatti, sul sangue e sulle gocce di sudore che vengon giù dal viso del giovane protagonista, accompagnati dall’incalzante musica jazz che danza in perfetta armonia con i frenetici cambi di inquadratura, caratterizzati da finezze registiche di altissimo livello.

Il tutto condensato in un vertiginoso equilibrio su un filo sottilissimo, una bomba sul punto di esplodere con i ticchettii dettati dall’assillante ma seducente ritmo del jazz.

Da brividi.

Un’altra peculiarità di questa opera cinematografica è che non è un film per musicisti.

La musica, in Whiplash, è un MacGuffin (termine che ho già citato nell’articolo su True Detective), un espediente narrativo utilizzato in principio da Hitchcock in cui viene sfruttato un pretesto,in questo caso la musica, per raccontare e dare importanza ad un aspetto completamente diverso.

Il tema musicale è, quindi, semplicemente una patina dietro cui si cela il vero cuore della narrazione, ovvero il singolare rapporto tra i due protagonisti.

Due personalità ricche di ego ed irriverenza, in un magnifico scontro con lo stesso impatto di una bacchetta su un tamburo.

Whiplash è, a mio avviso, un piccolo gioiellino tecnico e artistico, ricco di trovate registiche molto particolari e con un fortissimo impatto emotivo.

E ricordate sempre…

Non esistono in qualsiasi lingua del mondo due parole più pericolose di “bel lavoro”! 

Ba Dum Tss.