I Carabinieri del Ros hanno eseguito nelle province di Bari, Taranto e Barletta-Andria-Trani, nonchè in altre località del territorio nazionale, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Lecce, nei confronti dei componenti di una frangia della Sacra Corona Unita, indagati per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsione, danneggiamento e altro.

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L’inchiesta ha portato all’esecuzione di 13 misure cautelari (11 in carcere, una ai domiciliari e un obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria).

L’indagine ha fatto emergere, tra l’altro, collegamenti con la cosca ‘ndranghetista “Bellocco” di Rosarno (Reggio Calabria) e infiltrazioni nel mercato tarantino della vendita dei prodotti ittici, sia attraverso l’estromissione – con tipiche modalità mafiose – di altri operatori commerciali, sia attraverso l’acquisizione di società fittiziamente intestate a prestanome.

La presunta associazione mafiosa capeggiata dal pregiudicato di Massafra Cataldo Caporosso, aveva collegamenti – secondo l’accusa – con altri due sodalizi. In particolare, sono stati evidenziati interessi comuni nelle attività illecite, a partire dal traffico e spaccio di ingenti quantitativi di cocaina, con il gruppo facente capo a Tommaso Putignano, operante a Putignano (Bari). Ma l’organizzazione di Caporosso si sarebbe rifornita periodicamente di stupefacente anche dal gruppo diretto da Riccardo Sgaramella, detto «Salotto», operante nel territorio di Andria (Bat).

Cataldo Caporosso, ritenuto a capo del presunto clan, secondo gli inquirenti era stato «investito con il grado di padrino nell’ambito dell’organizzazione» dal boss calabrese Umberto Bellocco, a capo dell’omonima cosca di Rosarno (Reggio Calabria), in virtù del ruolo di quest’ultimo nell’ambito della organizzazione di tipo mafioso Sacra Corona Unita. Caporosso sarebbe stato «referente della consorteria calabrese nel territorio tarantino, con lo specifico mandato di curarne la gestione operativa oltre a quella commerciale ed economica». Per testimoniare la capacità di intimidazione del sodalizio, i carabinieri hanno citato il tentativo di fornire sostegno elettorale, in occasione del rinnovo del Consiglio Regionale della Puglia nel 2015, a un candidato tarantino, risultato poi non eletto in quelle consultazioni, «con il chiaro intendimento di poter elevare il livello di pervasività del gruppo attraverso un potenziale referente politico». 

Alla conferenza stampa odierna, oltre al Col. Andrea Intermite, comandante Provinciale dei carabinieri di Taranto  e al  Ten. Col. Giovanni Tamborrino, comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale CC di Taranto,  erano presenti il Ten. Col. Gabriele Ventura, comandante della Sezione Anticrimine di Lecce e il Cap. Nicola Leone, comandante della Compagnia CC di Massafra.