Smaltire rifiuti elettronici: consigli utili

La tecnologia ha conquistato i cuori e le case di milioni e milioni di persone, portandovi nuovi oggetti e strumenti di uso quotidiano sempre più smart. Tutti, ad esempio, abbiamo uno smartphone, la tv, il tablet, il pc. Ma cosa succede quando qualcosa si rompe e c’è da smaltire questi rifiuti elettronici?

Quando i dispositivi elettronici non sono riciclati nel modo corretto le tossine che contengono possono causare gravi problemi di salute se vengono disperse nell’aria o finiscono nei pressi di fonti d’acqua. Secondo alcuni studi le modalità di riciclo applicate sono corrette solo per il 20% di questi dispositivi, mentre il restante 80% circa finisce in discarica e riciclato in modo sbagliato.

L’Italia, pur essendo all’ultimo posto della top ten per quanto riguarda la quantità totale di e-waste generato, occupa la quarta posizione in termini di quantità generata pro capite. Questo perchè non tutti sanno che gli elettrodomestici, piccoli o grandi che siano, una volta “esausti” (guasti, oppure semplicemente superati e sostituiti com’è il caso del fax con quello online) vengono catalogati come rifiuti speciali. Non solo perché possono disperdere parti altamente inquinanti, ma anche a causa del fatto che molti dei loro componenti sono materie prime in esaurimento e dunque vanno riciclate. Un apparecchio defunto, se correttamente smaltito, inizia una nuova vita come miniera di minerali. Eppure pochi italiani ne sono consapevoli e i più preferiscono disperdere nell’ambiente vecchi televisori catodici, scaldabagno mal funzionanti e accumulare in casa senza un motivo computer e cellulari sorpassati. Secondo uno studio del Politecnico di Milano, un cellulare contiene 9 grammi di rame, 11 grammi di ferro, 250 mg di argento, 24 mg di oro, 9 mg di palladio, 65 grammi di plastica, 1 grammo di terre rare (Praseodimio, Neodimio, Cerio, Lantanio, Samario, Terbio, Disprosio) e metalli preziosi come cadmio, cobalto, rutenio.

Secondo Ecodom, in media in un anno ciascun italiano produce 13 chili di rifiuti elettrici o elettronici. Si tratta di una quantità enorme che non può essere dispersa con leggerezza nell’ambiente. Quando un elettrodomestico è esausto è bene consegnarlo a chi di dovere, che di norma dovrebbe essere il Comune di appartenenza. Il decreto legislativo 49/2014 con i relativi decreti attuativi stabilisce anzitutto un obbligo: separare i Raee dagli altri rifiuti e avere cura di consegnarli ai soggetti incaricati della loro raccolta. Non si buttano, insomma, con il resto della spazzatura.

I Comuni dovrebbero provvedere alla creazione di isole ecologiche nelle quali è possibile portare personalmente l’apparecchio esausto o, in alternativa, di predisporre il ritiro a domicilio. Diversi enti territoriali si stanno attivando per adeguarsi alle ferree normative europee. Inoltre la norma prevede che tutti i rivenditori di apparecchiature elettroniche ritirino gratuitamente il Raee all’acquisto di un elettrodomestico equivalente (pensateci, la prossima volta che acquisterete un nuovo smartphone, così da smettere di collezionare i vecchi, ma questo vale anche per televisori, computer, forni, eccetera). L’uno contro zero”, in vigore da luglio 2016, vi dà invece diritto a restituire gratis al rivenditore apparecchiature molto piccole (sotto i 25 centimetri) senza dovere acquistare nulla in cambio. Cellulari, cd, gamepad, rasoi. L’onere però vale solo per i negozi più grandi, dalla metratura superiore ai 400 metri quadri.

Smaltire nel modo corretto dovrebbe diventare un’abitudine per tutti noi. Salvaguardare l’ambiente che ci circonda è ormai di vitale importanza. Non credete?

Lascia un commento