Sava: Il T.I.R porta in scena “Auschwitz, una vita all’Ombra del Camino”

L’Ass. di promozione socioculturale T.I.R. – “Teatro Instabile dei Ribelli”, guidata dalla colonna portante Sabrina Scaglioso, per onorare il suffragio legato al Mese della Memoria,  domenica 12 febbraio 2017, presso la Sala Amphipolis del Comune di Sava, ha organizzato un evento teatralizzato, legato al genocidio del millennio. Evento culturale patrocinato dal Comune di Sava, la cui guida è affidata alle mani del Sindaco Avv. Dario Iaia.  “La Giornata della Memoria – per non dimenticare ” manifestazione istituita con la Legge n° 211 del 2000, è un memoriale che aiuta a riflettere su un argomento tragico e doloroso: il genocidio compiuto dalla Germania nazista nella II Guerra Mondiale nei confronti di etnie diverse, sesso, religione, orientamento sessuale e politico.

Ricordare questa giornata, rappresenta dunque una sorta di ribellione ma al tempo stesso una speranza per un mondo di pace e prosperità. Durante la serata, gli attori del gruppo teatrale, si sono cimentati nella suggestiva e toccante interpretazione, quasi struggente, di alcune terrificanti testimonianze di bambini, uomini, donne e anziani ebrei, che hanno vissuto, in prima linea, l’orrore dell’eccidio. Testimonianze vissute in prima persona, tratte da diari autobiografici, che ora rientrano ormai, nella letteratura scolastica e non.

Dalle testimonianze lette durante il singolare evento, si ricorda che il 22 Maggio del 1940 divenne operativo il “Campo di Concentramento di Auschwitz”, uno dei tre campi principali di sterminio che formavano il complesso concentrazionario situato ad Auschwitz in Polonia. Facevano parte del complesso anche il “Campo di Sterminio di Birkenau”, ed il “Campo di Lavoro di Monowitz”. Il complesso dei campi di Auschwitz, svolse un ruolo fondamentale nei progetti di «soluzione finale del problema ebraico», eufemismo con cui i nazisti indicarono lo sterminio degli ebrei divenendo rapidamente il più grande ed efficiente centro di sterminio nazista.

Auschwitz, dunque, nell’immaginario collettivo, è diventato il simbolo universale del lager. Il campo di concentramento di massa, fu realizzato per uno scopo solo, annientare e sterminare gli ebrei. Perché dunque? La risposta è facile, perché erano ebrei. Inizialmente gli internati, furono intellettuali e membri della resistenza polacca più tardi infatti, vi furono deportati anche prigionieri di guerra sovietici, criminali tedeschi, prigionieri politici ed «elementi asociali» come mendicanti, prostitute, omosessuali ed infine ebrei. Furono detenute dalle 13.000 alle 16.000 persone, ma nel 1942 si raggiunse la cifra di 20.000 detenuti. Oltre 1.000.000 di individui persero la vita nel giro di cinque anni tra il 1940 e il 1945. Sopra il cancello di ingresso si trovava la sibillina scritta “ Arbeit macht frei  – il lavoro rende liberi ”. Sembra che la scritta sia stata ideata da Sturmbannführer Rudolph Höss, primo comandante responsabile del campo e sembra anche che il fabbro che progettò la scritta, un dissidente politico polacco di nome Jan Liwackz, matricola 1010, l’abbia fatta appositamente saldando la lettera “B” al contrario come segno di protesta in quanto conscio di quale sarebbe stata la vera funzione del campo di Auschwitz, un gesto che gli sarebbe potuto costare la vita, a tal proposito, sembra che lo stesso fabbro, sopravvissuto all’Olocausto, quando il campo fu liberato dall’Armata Rossa, chiese di riavere l’insegna in quanto, essendo stata realizzata da lui, “gli apparteneva”, cosa che non avvenne dato che, ormai, la scritta apparteneva ed appartiene ancora alla tragica ed orribile storia. 

Il 2 Luglio 1947 lo Stato polacco riconosce il “Complesso di Auschwitz – Birkenau” come monumento commemorativo nazionale. Un genocidio voluto dal tedesco Adolf Hitler, che con la sua citazione ricorrente «l’ebreo è colui che avvelena tutto il mondo, se l’ebreo dovesse vincere, allora sarà la fine di tutta l’umanità, allora questo pianeta sarà presto privo di vita come lo era milioni di anni fa» volle sottolineare le sue manie di grandezza e di sterminio nei confronti degli ebrei paragonandoli a vermi che si annidavano nella società e a dinosauri che divoravano le altre forme di vita.

Dai versi poetici letti durante l’evento in questione, intervallati da pianti commoventi, si evince inoltre che, gli ebrei ammassati l’uno all’altro vennero deportati presso i campi di concentramento a bordo di treni privi di sedili, acqua, bagni e cibo. Una volta arrivati alla tanto inaspettata meta, dopo essere sfruttati fino all’esaurimento delle proprie forze uomini, donne, bambini e anziani venivano accompagnati a “fare la doccia” in bagni in cui vi erano speciali tubi idraulici da cui non scendeva acqua, bensì gas nervino che provocava un sonno da cui le vittime non si risvegliavano più. L’interessante scenografia curata dall’associazione organizzatrice, rievocata grazie al filo spinato, valigie semi piene, abiti stracciati, abiti a righe e stelle di David sgualcite,  ha reso purtroppo, la vera condizione che, i deportati hanno subìto in condizioni disumane, sfocianti in un lungo sonno ininterrotto, un viaggio dalla triste meta.  Da come afferma la presidentessa del T.I.R. Sabrina Scaglioso,  l’evento  che è nato grazie alla libera ispirazione delle vicende narrate e descritte in prima persona da Elisa Springer  nel suo libro-diario “ Il Silenzio dei Vivi ”, è stato reso ancora più emozionante grazie alla presenza del “taglio” del filo spinato, che ha simboleggiato la liberazione di quei pochi superstiti, tratti in salvo.

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