Il progetto è partito ufficialmente il primo gennaio e sta proseguendo con il consenso delle persone: a Brindisi sono “sospesi” madrine e padrini per chi si avvicina alla Cresima, così da non far perdere il senso di questo sacramento ai giovani.

La novità a Brindisi. La notizia era stata anticipata già sul finire dell’anno scorso, quando l’arcivescovo Domenico Caliandro aveva annunciato che, dopo un consulto con i parroci dell’area territoriale della diocesi di Brindisi – Ostuni, era pronta la “rivoluzione”: per tre anni, a partire appunto da questo, i ragazzi che si apprestano a ricevere la Cresima non sono più accompagnati da padrini e madrine scelte tra amici e familiari, ma presentati dai loro catechisti.

Niente padrini ma catechisti. Una scelta, quella di monsignor Caliandro, dettata da varie considerazioni, a cominciare dal fatto che “il più delle volte i padrini venivano scelti con criteri e finalità molto diversi da quello che intende la Chiesa. Ci sono stati casi di persone, solitamente povere o di modesta estrazione sociale, che per fare il regalo al padrino e non sfigurare davanti ad amici e parenti hanno organizzato una cerimonia al ristorante facendo un mutuo in banca o, peggio, sono finiti nella morsa degli usurai”, come raccontato in una intervista a La Famiglia Cristiana.

La festa per la Cresima. Inutile infatti negare che anche la cresima, in Puglia come nel resto d’Italia, venga vissuta come un’occasione per celebrare in famiglia, con tanto di organizzazione ad hoc; si può ad esempio notare la diffusione anche online di bomboniere per la cresima, come quelle a tema “green” realizzate da Le Api di Alessandra, ma l’importante sarebbe non trascurare l’aspetto religioso e il significato principale di questo sacramento, che è il punto su cui su concentra l’attenzione dei parroci di Brindisi e dintorni.

Un esperimento pastorale. È stato ancora Caliandro a spiegare che non si tratta di una abolizione della figura del padrino e della madrina, ma di un “esperimento pastorale che sarà valido per tre anni” e che coinvolge i catechisti, “le persone più adatte a presentare i ragazzi perché li conoscono, li seguono per otto anni nella preparazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana e sono le persone che affiancano maggiormente la famiglia nell’educazione religiosa dei figli“. Per questo, la decisione di lasciare proprio a loro il compito di mettersi accanto al vescovo per presentare alla comunità il ragazzo che chiede la Cresima.

L’importanza della Cresima. La sperimentazione brindisina resta comunque in linea con le leggi della Chiesa, perché il Codice di diritto canonico demanda all’ordinario “del luogo stabilire il criterio da seguire nella sua diocesi” per la presenza di padrini per i battezzandi o cresimandi. Inoltre, non è una novità assoluta né in Italia né nella stessa Puglia: tra i primi a muoversi in tal senso ci sono state le diocesi di Lecce e Melfi, dove da qualche tempo è stata “congelata” la figura del padrino dopo aver verificato l’inadeguatezza delle persone scelte, troppo spesso poco consapevoli “del ruolo da svolgere dal punto di vista educativo e della fede”. Come conclude l’arcivescovo brindisino, “il sacramento della Cresima non è la festa e la corsa al regalo ma il dono dello Spirito”.