Peppo Turco: La storia infinita di Taranto

Il consigliere regionale Peppo Turco fa una riflessione su i problemi che affligono Taranto e provincia, con la speranza che il mondo della politica regionale e nazionale possa da subito lavorare con forza e coesione per il suo sviluppo.

Più volte mi sono chiesto se qualcuno è interessato alle sorti di Taranto e della sua provincia, una domanda che mi sono posto anche e soprattutto negli ultimi due anni nei quali gli elettori mi hanno chiamato a svolgere il ruolo di consigliere regionale. Più volte mi sono chiesto cosa avrebbero pensato di noi i nostri antenati spartani che amavano risolvere con altri metodi i problemi, metodi che non sono certamente quelli propri della diplomazia, ma le cui gesta sono passate alla storia.

Mi sto purtroppo sempre più convincendo che Taranto interessi poco o niente a nessuno e che il fattore determinante sia sempre il solito: l’economia. In un sistema economico complesso e globalizzato si sopravvive solo e soltanto grazie al proprio prodotto o alla morte del competitore.

Mi spiego meglio: già con Vendola, a cui si deve l’esportazione dell’immagine della Puglia in tutto il mondo, Taranto fu relegata alla periferia dell’impero, come una zavorra, come un figlio maleducato da nascondere per vergogna agli ospiti. Partiamo dall’utopia per capire gli effetti devastanti che avrebbe una Taranto con una economia florida e sviluppata. È pur vero che sarebbe un bene per tutta la Puglia e per l’Italia intera ma molti soccomberebbero, sarebbero costretti a fare passi indietro.

Immaginate un aeroporto degno di questo nome cosa produrrebbe per Taranto e che danno sarebbe per gli altri territori che invece proprio attorno ad un aeroporto hanno costruito sviluppo e benessere. Fu la Giunta regionale guidata da Raffaele Fitto a scegliere per Grottaglie un destino di scalo merci (destino mai avverato, peraltro) nel silenzio colpevole di tutta la classe politica tarantina. Erano i primi anni 2000, gli aeroporti di Bari e Brindisi avevano la stessa dotazione infrastrutturale di quello di Grottaglie che però vantava una pista decisamente più lunga. Ora quel gap è stato colmato con i lavori di allungamento fatti con soldi pubblici, i soldi di tutti i pugliesi, alle piste di Bari e Brindisi e così mentre quei due aeroporti festeggiano gli oltre 100mila passeggeri nel ponte di Ferragosto, noi tarantini continuiamo ad avere un aeroporto tanto grande quanto tristemente chiuso al traffico civile.

Non parliamo, poi, del rilancio del porto, sia dal punto di vista commerciale che passeggeri: quanti sarebbero quelli felici e quanti gli infelici.

Stesso discorso vale per l’arsenale, i progetti di valorizzazione dei siti archeologici, del turismo, dell’agricoltura, tutti settori che necessitano di viabilità e trasporti per potersi seriamente sviluppare. Immaginate se la Bradanico-salentina o la Taranto-Avetrana fossero localizzate in provincia di Bari: sarebbero state già realizzate. Da anni.

Immaginate Taranto con una grande industria realmente ecocompatibile, capace di coniugare, non solo a parole, la tutela della salute con quella dell’ambiente.

Chi potrebbe competere con Taranto? Nessuno e per quel nessuno tutti cercano di costruire per poi bloccare o rallentare come la tela di Penelope. Solo che Penelope lo faceva per amore, per Taranto noto solo accanimento.

Riflessione amare di metà estate? Può darsi. Ma sicuramente tutta la classe politica tarantina, partendo da me, a settembre dovrà rimboccarsi le maniche, superare ogni steccato ideologico (ammesso ci siano ancora ideologie) e lavorare con forza e coesione per lo sviluppo della provincia di Taranto, partendo subito dalla mobilità, declinata in tutte le maniere possibili.

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