Le case di riposo esistono perché è difficile per un coniuge o un figlio occuparsi a tempo pieno di un anziano bisognoso di molte cure e attenzioni. La cronaca, purtroppo, ci ha fatto toccare con mano case di riposo in cui gli anziani venivano abbandonati e maltrattati da assistenti senza cuore che li hanno vessati e fatti vivere in pessime condizioni igieniche. Ma è importante dire che, per fortuna, questi sono casi sporadici, non tutta la realtà è così, nelle case di riposo sono tantissime le iniziative che fanno sentire gli anziani come fossero ancora in famiglia: accuditi, amati e rispettati come meritano e come è giusto che sia. A tal proposito abbiamo raccolto la testimonianza di Gianni Portogallo, OSS in una Residenza Socio Sanitaria Assistenziale (RSSA) a Manduria in provincia di Taranto.

Per alcuni riuscire a lavorare come Operatori socio sanitari ha rappresentato arrendersi all’evidenza di non trovare un’occupazione nella professione che desideravano, per altri ha significato il coronamento di un sogno, poi ci sono persone che hanno iniziato a svolgere questo lavoro per passione. Gianni appartiene a quel gruppo di persone che fa il suo lavoro per amore verso il prossimo, con l’obiettivo del benessere totale dell’altro. Essere Oss per Gianni è dunque prima di tutto una missione e poi un lavoro. Quando si approccia al paziente il suo saluto risuona come una benedizione nella stanza di chi lo aspetta per le cure.

L’Oss si trova ad affrontare ogni giorno la parte più delicata, debole e fragile della vita di una persona: la malattia. Specialmente nel caso delle persone anziane, ogni giorno ci si deve confrontare con quello che è l’unico futuro che resta loro: quello della morte. Questo fa capire che il compito di chi si prende cura di loro, prima ancora che materiale è morale, psicologico. La missione dell’OSS è proprio questa, portare positività laddove ogni speranza è veramente perduta. E questo Gianni lo sa bene.

“Il mio amore e la mia dedizione verso gli anziani è nata tanti anni fa, – ci racconta Gianni – quando ho iniziato ad amare i miei nonni di cui è rimasta in vita solo quella materna o meglio, c’è ancora qualcosa di lei in un letto in quanto priva ormai della sua lucidità mentale e incapace di compiere movimenti volontari”. 

Nel 2010 Gianni fa la conoscenza del padre di un suo amico, novantanovenne e non vedente. Ne resta così affascinato che decide di andare a fargli compagnia tutti i giorni. Un paio di ore al giorno che diventano le ore più belle di tutta la sua giornata, perché, – racconta Gianni – “oltre a stare con un Uomo che ha vissuto la Guerra, la fame, il successo, e che da lui potevo imparare delle cose che noi giovani possiamo solo immaginare, sapevo di fargli trascorrere 2 ore in mia compagnia che, a suo dire, erano le più belle della sua giornata. Lui aveva un amico fidato, il suo gatto, che passava ore ed ore accoccolato sulle sue gambe ricevendo tutte le dolci carezze che per ore gli venivano riservate. Dei suoi discorsi, dei suoi racconti e della sua voce tremante ormai non potevo farne più a meno, pareva che ogni giorno, alle 17.00, un richiamo interiore mi ricordasse il mio solito appuntamento con il mio “Maestro di vita”.

Così per almeno 2 anni, fino a quando arrivò il triste giorno in cui morì, lasciando i suoi 3 figli, Gianni  e il suo migliore amico, il gatto.

Allora Gianni comprende che la sua strada è quella, occuparsi a tempo pieno degli anziani bisognosi di cure e affetto, e decide di farlo con le giuste qualifiche professionali conseguendo l’attestato di Operatore Socio Sanitario.

“Dal 2012 – continua Gianni – svolgo la mia professione in questa meravigliosa Residenza per anziani del mio paese e grazie a Dio ho avuto la fortuna di avere con me ben 117 nonnini di cui poter prendermi cura”.

Quello di OSS non è un lavoro come tanti altri. Si occupano di docce, cambio biancheria e, in generale, di tutto quello che serve per la cura del corpo e dell’alimentazione. Inoltre, si trovano in una posizione di grande responsabilità: sono quelli con cui avviene il primo e i più frequenti contatti. Per esempio, durante l’igiene del mattino, sono sempre i primi a notare se ci sono segnali di qualcosa che non va: queste persone spesso non sono più in grado di esprimersi ma ci sono dei segnali, degli atteggiamenti e dei modi di fare che mandano un messaggio. Altri tipi di responsabilità riguardano le varie manovre di mobilizzazione: basta un niente per provocare una spelatura o altro perché una persona anziana è come fatta di carta velina.

“La mia giornata con i miei anziani – continua a raccontare Gianni –  ha inizio di primo mattino quando mi fiondo nei loro letti svegliandoli con un bel sorriso e magari un po’ di solletico che a loro piace tanto. Poi via in bagno ad effettuare l’igiene personale, la vestizione e subito dritti in sala a fare la prima colazione. Spesso capita che qualcuno dimentichi di mettere la protesi dentaria, ma confesso che il loro visino con le labbra un po’ incavate per me rientra nell’ottava meraviglia del mondo”. 

Si passa poi alle attività ludico ricreative per rendere l’anziano attivo e partecipe, consentirgli di (ri)scoprire alcune potenzialità latenti, stimolare e mantenere le capacità fisiche e mentali.

“Le nostre attività ludico/ricreative – afferma Gianni – fanno di loro le persone più felici al mondo, magari molti dei miei anziani non sanno nemmeno cosa stiano facendo, ma non importa, io li faccio fare, fino a quando non si sentono soddisfatti del proprio lavoro. Magari il loro elaborato sarà pure uno scarabocchio ma per me quello schizzo senza senso vale più di un dipinto del Louvre”.

Così arriva il pranzo, la merenda pomeridiana, nuovamente le attività e poi la cena.

“La cena sembra una messa – ci dice Gianni – dove tutti sono calmi, pronti a ricevere la comunione; beh probabilmente saranno stanchi della giornata pesante che hanno avuto tra canti, balli, dipinti ed attività riabilitative”. 

Arriva quindi il momento di andare a letto, “quello è il loro preferito – continua Gianni – ma anche il mio sinceramente, non perché è arrivata l’ora di staccare dal lavoro, ma perché è ora di compiere un rito: il bacetto sulla fronte. È un rito, quello del bacetto, rassicurante come per dire loro che io ci sono per qualsiasi necessità, in caso di bisogno io sono lì. Tutti gli anziani, anche i malati di Halzheimer e demenza, percepiscono tutto l’amore che dai loro anche se spesso non riescono a ricambiare o a ringraziarti verbalmente. Per quanto mi riguarda è la loro esistenza che ricambia il tutto. Il mio obbiettivo è sempre uno solo: riuscire a portare il sole ogni giorno nei loro cuori e anche se a volte il sole manca dentro di me, io lo invento unicamente per loro”. 

Quello di Gianni è un lavoro svolto nell’ombra, nonostante sia così primario, così basilare ed essenziale. Non c’è mai nessuno all’uscita a fargli gli applausi, so che a lui non servono, fa un lavoro che ama, gli basta il sorriso dei suoi cari anziani, ma oggi voglio dire un grazie infinito a lui e a tutti quelli che come lui svolgono il proprio lavoro con amore, umanità e prestano assistenza con grande professionalità. Questa è la buona sanità che dobbiamo valorizzare.

Grazie Gianni! Il valore immenso, in fondo, è solo un “grazie”.

SI, MA LA MIA "VECCHIA CHE BALLA" NE HA 91 😊

Publiée par Gianni Portogallo sur samedi 7 avril 2018