Norberto Confalonieri, primario di Ortopedia e Traumatologia all’ospedale Gaetano Pini di Milano,  è agli arresti domiciliari per corruzione e turbativa d’asta e indagato per lesioni sui pazienti. Secondo l’accusa, il medico avrebbe sponsorizzato l’acquisto di protesi per ottenerne in cambio soldi, oltre ad inviti a convegni e programmi tv. Il tutto grazie a rapporti personali con alcuni dipendenti delle aziende Johnson & Johnson e B. Braun. A questo poi, secondo le indagini condotte dal Nucleo di Polizia tributaria della Gdf, si aggiungerebbero le lesioni su alcuni pazienti.

Intercettato telefonicamente, parlava di aver “provocato la rottura di un femore ad una paziente 78enne, operata” nel pubblico, “a suo dire per ‘allenarsi’ con la tecnica d’accesso anteriore ‘bikini'” in vista di un “intervento privato”. La signora che parla con lui al telefono gli chiede: “Come è andato il femore?”. E lui: “Eh l’ho rotto (…) l’ho lasciato lì così perché … gli ho fatto la via d’accesso bikini (…) per allenarmi no (…) per allenarmi su quella lì … quella lì che devo fare privatamente (…) quella lì che devo fare (…) il 30 (…) oggi ho fatto una vecchietta per allenarmi no (…) gli ho cacciato dentro sta protesi e ho visto che era rotto”. 

Tra l’altro, sempre dall’ordinanza, emerge che quella rottura del femore che avrebbe provocato Confalonieri, non sarebbe l’unica. In un’altra telefonata intercettata, infatti, il primario dice in relazione ad un’altra paziente: “Poi ho deciso quella lì… che ho rotto il femore la ricovero al Cto e poi la opero (…) con la mutua”. Paziente che sarebbe stata da lui prima operata privatamente con la rottura del femore anche in questo caso.

in un’altra intercettazione telefonica, il medico contattava un coordinatore infermieristico del Pini per “richiedere un posto letto” per la paziente “da lui operata privatamente”. E intercettato diceva: “Ho bisogno di un posto letto per domani (…) se riesci a farlo perché ho rotto un femore a una paziente della San Camillo e devo rifarlo (…) se riesci a farmi anche una stanza singola”. E in un’altra telefonata diceva ancora: “Se va in mano ad un altro collega sono finito”.

Bisogna “procedere al sequestro delle 62 cartelle cliniche” dei pazienti operati da Norberto Confalonieri, “per verificare se sono state impiantate protesi senza alcuna necessità clinica e la gravità delle lesioni cagionate”. Lo scrive il gip Teresa De Pascale, secondo la quale, gli inquirenti devono indagare ancora su quei casi e anche su molti altri interventi, tanto che nel provvedimento il giudice riporta altre intercettazioni ‘choc’ su un’altra decina di operazioni effettuate da Confalonieri. In una telefonata del 29 ottobre del 2015, ad esempio, il medico diceva: “Ho rivisto una … revisione di protesi d’anca … puttana Eva si era staccata … è un vecchietto di 91 anni”. E ancora: “Ho finito adesso di fare un disastro di revisione d’anca che l’avevo cementato … mi è saltato tutto il cemento”.

Una conversazione tra alcuni suoi colleghi avvalorerebbe l’ipotesi di un interventismo estremo da parte del medico. “Non gli rimane che operare le renne di Babbo Natale poi ha operato tutti in questo periodo”, dicono di lui. Di fronte a ulteriori approfondimenti medici chiesti da una cardiologa prima di un’operazione, la dura reazione di Confalonieri è questa: “Andiamo avanti… andiamo avanti… non mi f… un c… a me della cardiologa”, mentre alquanto stizzita risulta la risposta della collega: «Andiamo avanti… però se ci succede qualcosa andiamo in galera tutti e due!”.