Maruggio: “A San Martino…anche a Maruggio, ogni mosto diventa Vino”

Sabato 11 novembre 2017, in onore della consueta festività di San Martino di Tours, presso il suggestivo Centro Storico dell’antico Feudo di Marubium (Maruggio), dalle ore 20,00 avrà luogo il singolare ed entusiasmante evento denominato: “A San Martino … anche a Maruggio, ogni mosto diventa Vino”, manifestazione culturale che nasce come evento di aggregazione sociale. L’evento nasce dalla sinergia tra Parrocchia SS. Natività di Maria Vergine rappresentata da Don Antonello Prisciano,  Gruppo A.N.S.P.I. – Circolo Emmaus, e dal Comune di Maruggio guidato dal Dr. Alfredo Longo. Media Partner indiscusso sarà l’Ass. di Promozione socioculturale Maruggio e Dintorni Story

Durante la serata, gli organizzatori della grande macchina organizzativa, prepareranno, attraverso la sapiente arte della cucina locale, caldarroste e salsiccia alla brace, il tutto degustando l’ottimo vino novello, ormai fermentato. I visitatori assisteranno, inoltre, alla sensazionale esibizione del Gruppo Folk “Aria di Casa Nostra”.

“Aria di Casa Nostra” – Ph. Ass. Maruggio e Dintorni Story

Ma come mai si festeggia San Martino?

San Martino di Tours, è uno dei Santi più venerati in Occidente. Nato da genitori pagani, fu vescovo di Tours (Francia) e condusse una vita monastica in un cenobio da lui stesso fondato. Secondo la tradizione, all’epoca un soldato romano, nel vedere un mendicante seminudo, patire le intemperie del freddo durante un temporale, lo stesso Martino, gli donò metà del suo mantello tagliandolo in due parti uguali.

Successivamente, incontrò un altro mendicante e gli donò l’altra metà che aveva tagliato con la sua spada, subito il cielo si schiarì e il temporale finì. È venerato dalla Chiesa Cattolica e anche da quelle ortodossa e copta. È uno dei fondatori del monachesimo in Occidente e uno dei primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa. Ma ciò che ha reso famoso San Martino di Tours, in Francia, è l’episodio del mantello. Deriva da questo l’espressione “estate di San Martino”. Indicherebbe,  un eventuale periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore. Martino nacque in Pannonia, l’attuale Ungheria, a Sabaria da genitori pagani. Viene istruito sulla dottrina cristiana ma non viene battezzato. Figlio di un ufficiale dell’esercito romano, si arruola a sua volta, giovanissimo, nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in Gallia.

Lasciato l’esercito nel 356, già battezzato forse ad Amiens, raggiunge a Poitiers il vescovo Ilario che lo ordina esorcista. Dopo alcuni viaggi Martino torna in Gallia, dove viene ordinato prete da Ilario. All’età di 18 anni, quando donò metà del suo mantello al povero di Amiens, la notte seguente, Cristo gli apparve rivestito di quello stesso mantello: fu allora che decise di farsi battezzare. Non appena apprese il ritorno di Ilario dall’esilio, nel 360 si diresse nuovamente a Poitiers, dove il Vescovo gli diede l’approvazione per realizzare la sua vocazione e ritirarsi in un eremo a 8 chilometri dalla città, a Ligugé. Alcuni seguaci lo raggiunsero, formando così, sotto la sua direzione, la prima comunità monastica attestata in Francia. Qui trascorse 15 anni, approfondendo la Sacra Scrittura, facendo apostolato nelle campagne e seminando miracoli al suo passare.

San Martino Vescovo

Contro la sua volontà gli elettori riuniti a Tours, clero e fedeli, lo eleggono Vescovo nel 371. Va a vivere in un eremo solitario, a tre chilometri dalla città. In questo ritiro, dove è ben presto raggiunto da numerosi seguaci, crea un monastero, Marmoutier, di cui è Abate e in cui impone a se stesso e ai fratelli una regola di povertà, di mortificazione e di preghiera. Qui fiorisce la sua eccezionale vita spirituale, nell’umile capanna in mezzo al bosco, che funge da cella e dove, respingendo le apparizioni diaboliche, conversa familiarmente con i santi e con gli angeli. Intanto si occupa dei prigionieri, dei condannati a morte; dei malati e dei morti, che guarisce e resuscita. Al suo intervento anche i fenomeni naturali gli obbediscono. Per san Martino, amico stretto dei poveri, la povertà non è un’ideologia, ma una realtà da vivere nel soccorso e nel voto. Marmoutier, al termine del suo episcopato, conta 80 monaci, quasi tutti provenienti dall’aristocrazia senatoria, che si erano piegati all’umiltà e alla mortificazione.

San Martino morì l’8 novembre 397 a Candes-Saint-Martin, dove si era recato per mettere pace fra il clero locale. Ai suoi funerali, che si celebrarono l’11 novembre, assistettero migliaia di monaci e monache. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l’Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino.

In molte regioni d’Italia l’11 novembre è simbolicamente associato alla maturazione del vino novello, da qui il proverbio A San Martino ogni mosto diventa vino ed è un’occasione di ritrovo e festeggiamenti nei quali si brinda, appunto, stappando il vino appena maturato e accompagnato da castagne o caldarroste. Sebbene non sia praticata una celebrazione religiosa a tutti gli effetti, la festa di San Martino risulta comunque particolarmente sentita dalla popolazione locale. Nel nord Italia, specialmente nelle aree agricole, fino a non molti anni fa tutti i contratti di lavoro ma anche di affitto e di mezzadria, avevano inizio e fine  l’11 novembre, data scelta in quanto i lavori nei campi erano già terminati senza però che fosse già arrivato l’inverno. La festa viene fatta per rievocare il senso di solidarietà e carità dato dalla storia di San Martino di Tours che, ancora soldato romano a cavallo, tagliò in due il proprio mantello per donarne metà ad un povero. La mattina seguente il mantello del soldato tornò ad essere intatto. Scosso dall’episodio, si convertì presto al Cristianesimo e divenne un uomo di preghiera e azione, fino ad essere anche proclamato vescovo dai cittadini di Tours. Per questo, scaduti i contratti, chi aveva una casa in uso la doveva lasciare libera proprio l’11 novembre e non era inusuale, in quei giorni, imbattersi in carri strapieni di ogni masserizia che si spostavano da un podere all’altro, facendo “San Martino“, nome popolare, proprio per questo motivo, del trasloco. Ancora oggi in molti dialetti e modi di dire del nord “fare San Martino” mantiene il significato di traslocare.

 

 

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