Le notifiche push possono essere uno strumento di marketing

Ogni giorno, una persona adulta media controlla il proprio smartphone per almeno 50 volte, mentre un giovane raddoppia addirittura queste verifiche. Basterebbe questo dato a spiegare perché una strategia di marketing efficace al giorno d’oggi non può che essere veicolata attraverso i dispositivi mobile, provando a sfruttare tutti i canali che sono messi a nostra disposizione.

Un mare di notifiche. E se email, messaggi Whatsapp o sms appaiono come sentieri già battuti e “frequentati”, c’è un altro strumento che può rappresentare una soluzione vantaggiosa e pratica: parliamo delle notifiche push, vale a dire gli “alert” che possono essere ricevuti dagli utenti sia in ambito desktop che in modalità Web mobile, sotto forma di avviso e notifica, per l’appunto, indipendentemente dal fatto che si stia navigando effettivamente su quel sito o si stia utilizzando quell’app.

Record superate. Soltanto qualche anno fa, nel 2013 per la precisione, la Apple aveva celebrato il “record” di notifiche push veicolate attraverso i propri server, ovvero “7.4 trillion” (in numeri italiani, 7,4 mila miliardi) in un solo anno, ma attualmente questi sistemi viaggiano su dati decisamente superiori, rivelandosi come detto un’arma in più per la propria strategia di marketing.

Uno strumento di marketing. Dal punto di vista pratico, implementare il proprio sito Web con questi servizi è molto semplice, grazie anche al supporto di aziende come Sms Hosting, che propone un pacchetto con la creazione di una piattaforma integrata per l’invio di messaggi push e chatbot verso Facebook Messenger, Telegram e Simply Push, ovvero le più diffuse messaging apps da interfaccia web, tramite email o API per sviluppatori.

Attenzione alla dipendenza. Ci sono però (e ovviamente) delle avvertenze in merito, legate ai rischi e alle controindicazioni di un utilizzo poco accorto di questo mezzo; negli ultimi anni, infatti, i marketer hanno sfruttato a dismisura il funzionamento e le potenzialità delle notifiche push, rendendo di fatto il servizio di messaggistica push mobile un semplice e spesso fastidioso mezzo di marketing esplosivo, al punto che in tanti analisti hanno parlato di “dipendenza” anche per gli utenti.

Battere la concorrenza. In tempi in cui lo smartphone viene utilizzato per almeno quattro ore al giorno, si calcola anche una persona media sia sottoposta alla ricezione di oltre 60 notifiche push nell’arco delle 24 ore, alle quali naturalmente non può prestare lo stesso tipo di attenzione; in particolare, la stima di interazione è di circa il 10 per cento, non contando le notifiche relative alle caselle di posta elettronica.

Catturare l’attenzione. D’altra parte, un commento su Facebook, un messaggio su Messenger, un like su Instagram, un retweet su Twitter, o ancora, un nuovo prodotto appena messo online da Netflix, una richiesta di contatto da uno sconosciuto su Linkedin sono tutti esempi di notifiche push, come ricorda anche un articolo de Linkiesta, a cui vanno aggiunti i messaggi classici da telefonino, ovvero gli Sms e le telefonate senza risposta.

Insomma, per evitare di partecipare a un “overload di informazioni che produce frustrazione“, che rischia di far finire il nostro messaggio nel mare di tutte le altre notifiche, è bene mettere in atto una strategia efficace, pensando attentamente alle informazioni che vogliamo offrire all’utente e cercare di catturare la sua attenzione.

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