L’angolo della discussione: Il finale di “Non è un paese per vecchi”

Sapete…

ho aperto “L’ angolo di Ned” perché avevo ed ho un obbiettivo: creare discussione.

Non volevo che questa divenisse una mera e fredda  “rubrica di recensioni” visto che, prima di tutto, non sono un recensore e non ho ancora abbastanza mezzi ed esperienza per divenirlo.

E probabilmente non è neanche una mia aspirazione…

Sono dell’idea che la settima arte sia un’esperienza molto personale, ogni scena, ogni inquadratura, ogni dialogo ed ogni messaggio che un film cerca di comunicare, viene recepito e provoca sensazioni diverse da spettatore a spettatore. E in una recensione, per quanto oggettiva possa essere, vi è sempre il punto di vista e la sensibilità di chi l’ha scritta. Quindi…a cosa serve leggere una recensione, se possiamo personalmente usufruire della lettura di un libro o della proiezione di un film?

Il cinema è arte, e l’arte è un qualcosa di estremamente personale. L’arte non va raccontata, va vissuta. Ed è quello che nel mio angolo ho sempre cercato di fare, non scrivere recensioni, ma pareri, punti di vista, emozioni. Ed è quello che a maggior ragione voglio creare nell'”Angolo della discussione”, rubrica in cui andrò ad esaminare più approfonditamente aspetti e dettagli nell’ambito cinematografico. E, purtroppo, non esiste discussione se non vi è spoiler.

Quindi invito tutti i lettori a prestare particolare attenzione, visto che potreste rovinarvi i film o le serie tv che non conoscete e di cui andrò a parlare.

Oggi tratteremo l’enigmatico e criptico finale di “Non è un paese per vecchi” (regia dei fratelli Coen),  e che per varie ragioni definisco la loro miglior opera, nonché un capolavoro.

Siamo al confine tra Texas e Messico (ambientazione che adoro e trovo estremamente affascinante), in un paese che ha abbandonato i vecchi valori per cadere in preda a una violenza cieca e incontrollata.

Tale violenza si incarna in Anton Chigurh, un assassino psicopatico munito di un’arma micidiale e di una pericolosa filosofia della giustizia.

Il suo avversario, un uomo del passato che non sa farsi una ragione della ferocia del presente, è lo sceriffo Bell. Entrambi sono alla ricerca di Llewelyn Moss, un reduce del Vietnam che mentre cacciava antilopi sul Rio Grande si è ritrovato sul luogo affollato di cadaveri di una battaglia fra narcotrafficanti, e ha colto al volo un’occasione che si è rivelata troppo grande per lui. L’inseguimento si svolge lungo e oltre il confine, in un crescendo di suspense e violenza.

Ma, punto più alto del film, a mio avviso, è il finale.

Lo sceriffo Bell interpretato da un immenso Tommy Lee Jones, ormai in pensione, seduto a tavola con sua moglie decide di raccontarle i due sogni che ha fatto la notte prima.

Queste le sue parole:

“Ho fatto due sogni, e in tutti e due c’era mio padre…che strano. Ho vent’anni di più di quanti ne aveva lui quando è morto, quindi, in un certo senso, è lui il più giovane. Comunque sia, il primo non me lo ricordo tanto bene, ma lo incontravo da qualche parte in città, mi regalava dei soldi ed io li perdevo. Il secondo era come se fossimo tornati tutt’e due indietro nel tempo, io ero a cavallo e attraversavo le montagne di notte, attraversavo un passo in mezzo alle montagne; faceva freddo e a terra c’era la neve, e lui mi superava col suo cavallo e andava avanti, continuava a cavalcare senza dire una parola; lui era avvolto in una coperta e teneva la testa bassa; mi ha sorpassato e io mi sono accorto che teneva una fiaccola, ricavata da un corno, come si usava ai vecchi tempi, e il corno alla luce della fiamma che c’era dentro era del colore della luna. E nel sogno sapevo che stava andando avanti, per accendere un fuoco da qualche parte, in mezzo a tutto quel buio e a quel freddo, e che quando ci sarei arrivato, lo avrei trovato lì. Poi mi sono svegliato.”

Parole che Bell pronuncia con lo sguardo assente, perso nel vuoto, e che esprime una presa di coscienza del fatto che lui… non ce l’ha fatta.

Perché il mondo è cambiato, ma lui no.

“Con il crimine di oggi non ci si capisce più nulla”, son le sue parole dette ad un suo collega all’inizio del film.

E con lo svolgimento dello stesso, questa sua frase prende sempre più concretezza, il crimine e la cattiveria dilagano, e lui non può farci nulla.

Fino a spingerlo al ritiro, alla resa.

E nel sogno lui cavalca seguendo le orme di suo padre, in un paesaggio innevato, freddo, come il mondo in cui si ritrova vivere; suo padre ha in mano un corno, simbolo di tradizione e che brilla nella notte.

Unico raggio di speranza e unico punto di riferimento.

“E nel sogno sapevo che stava andando avanti, per accendere un fuoco da qualche parte, in mezzo a tutto quel buio e a quel freddo, e che quando ci sarei arrivato, lo avrei trovato lì. Poi mi sono svegliato.”

Queste parole sembrano presagire che, forse, non è tutto perduto.

Ma il risveglio decreta l’infrangersi delle sue speranze. Il suono delle lancette sullo sfondo, sinonimo dello scorrere inesorabile del tempo, chiude la scena.

Questo, non è più un paese per quelli come lui.

Non è un paese per vecchi.

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