Il 6 dicembre prossimo, dalle ore 9.00 alle ore 14.00, sarà inaugurata la nuova sede del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Taranto, presso l’Ospedale Vecchio in via SS. Annunziata a Taranto, alla presenza dell’Arcivescovo di Taranto, Mons. Filippo Santoro, del Sindaco di Taranto, Dott. Rinaldo Melucci, del Direttore Generale ASL Taranto, Avv. Stefano Rossi, del Direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Dr.ssa Maria Nacci, e dell’Architetto Augusto Ressa della Soprintendenza ai Beni Culturali.

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Il programma della giornata prevede una visita tra gli spazi ristrutturati in compagnia del teatro e della danza con attori della compagnia Teatro del Mare di Maria Elena Leone, in collaborazione con i Centri Diurni “Franco Basaglia” e “Maria D’Enghien”, una visita delle mostre documentali e fotografiche in compagnia dei ragazzi degli Istituti Superiori di Taranto, l’esposizione della storia dell’antico Convento dei Carmelitani Scalzi, e uno spazio teatro per i più piccoli con la rappresentazione del teatro Crest “Il Paese del Bellosguardo” di Giovanni Guarino, e a seguire laboratorio di musica e arteterapia con la partecipazione dei bambini.

L’Ospedale Vecchio ha una lunga storia (risale al XIV secolo), ed è stato restaurato negli anni scorsi grazie a fondi FESR.

Il Direttore Generale, Avv. Stefano Rossi, esprime soddisfazione per la nuova struttura: “Il Dipartimento di Salute Mentale ha finalmente una sede degna, di rara bellezza, adeguata all’importante funzione sociale cui è deputata, una struttura che, possiamo dire, è uno dei fiori all’occhiello della nostra Azienda”.

Il nucleo di più antica origine del complesso sarebbe stato fondato intorno al 1363 per ospitare le suore Clarisse , dedicando alla SS. Annunziata la costruzione.

Di questa epoca si hanno poche e contraddittorie memorie, salvo che nel 1480 a seguito della presenza dei Turchi e dell’eccidio di Otranto con la devastazione di alcuni centri minori, le Clarisse abbandonarono il Convento rifugiandosi nella città antica allora ben fortificata.

A seguito della cacciata dei Turchi le monache tornarono nel convento e vi restarono fino al 1495, anno in cui a seguito della guerra di successione tra francesi e Aragonesi, la città di Taranto fu anche’essa teatro di saccheggi e fra questi il Convento delle Clarisse.

Nel 1576-1577 giunsero a Taranto i padri Carmelitani che furono testimoni nel 1593 della Riforma approvata da Clemente VIII “Dell’Istituto Carmelitano“ voluta da S. Teresa, riforma che dette il nome ai Teresiani, i quali diffusero nella città il culto di S. Teresa contribuendo altresì alla raccolta di fondi per finanziare la “ricostruzione “ del Monastero delle Clarisse distrutto e abbandonato nel 1495 a seguito dei citati saccheggi operati dai francesi ed Aragonesi nella guerra di successione.

Alcuni documenti rinvenuti nell’Archivio di Stato di Taranto, evidenziano che nel 1673 i Padri Carmelitani/Teresiani erano intenti a ricostruire il convento saccheggiato e diruto e si apprestavano altresì ad edificare la Chiesa, a confine con il lato est e con accesso diretto nel Chiostro, con l’altare posto a sud.

Dopo appena 8 anni, nel 1681 i Padri si trasferirono nel rinnovato Convento con annessa Chiesa.

Ad inizio del 1600 erano operativi a Taranto i Padri di S. Giovanni di Dio, i “ Fatebenefratelli” dediti ad alleviare i malati ed i meno abbienti.

Nel 1808 a seguito della soppressione degli Ordini Monastici voluta da Napoleone, il complesso conventuale fu trasformato in Ospedale Civile e Militare.

Successivamente nel 1824 i beni monastici ed ecclesiali, a seguito del ripristino degli Ordini Religiosi, tornarono sotto la gestione della Chiesa con la gestione del complesso Ospedaliero affidata ai Padri di S. Giovanni di Dio.

Nel 1854 le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli si affiancarono dal 16 maggio ai Padri di S. Giovanni di Dio a prestare la loro opera di assistenza che non fu solo caritatevole e ciò fino al 1912, quando a seguito di numerosi contenziosi con il Comune di Taranto i Padri di S. Giovanni di Dio rinunciarono a qualsiasi diritto sul Complesso Conventuale, salvo la contigua Chiesa.

A metà degli anni ’30, attese le precarietà sanitarie della struttura e nell’ambito di una riconversione urbanistica correlata alla qualificazione della città divenuta polo dell’industria militare, considerato l’aumento della popolazione, si decise la costruzione di un Nuovo Ospedale.

Il progetto fu affidato a Giulio Marcovigi ingegnere e giornalista esperto in ingegneria ospedaliera, oltre al Bellaria di Bologna progettò il Niguarda di Milano, il S. Anna di Como ed il Policlico di Bari.

Il progetto “ Dell’Ospedale Nuovo” fu approvato nel 1942.

Le note vicende belliche congelarono la realizzazione del nosocomio.

Il 9 settembre 1943 le truppe britanniche occupavano Taranto requisendo, oltre numerosi edifici pubblici e privati anche l’Ospedale SS.Crocifisso che fu utilizzato fino alla occupazione delle truppe alleate (1946) quale struttura ospedaliera civile e militare di coordinamento territoriale, attesa la presenza di “ ospedali militari da campo “ realizzati oltre per il conflitto in atto, anche per la presenza di campi di prigionia alcuni dei quali contavano circa 10000 presenze.

L’Ospedale fu coinvolto operativamente come barriera sanitaria fra il settembre e novembre del 1945 quando la città di Taranto fu invasa dalla peste.

Nel 1962 fu inaugurato “l’Ospedale Nuovo“ che prese il nome di SS Annunziata, con il graduale trasferimento dei reparti e fino agli inizi degli anni ’90.

I lavori di ristrutturazione, recupero funzionale e restauro conservativo del Complesso iniziarono con il 1° stralcio nel 2008.

Il complesso conventuale è ricompreso nell’isolato posto nel borgo fra le vie Anfiteatro, via De Cesare, Piazza SS. Annunziata e via Acclavio. La superficie coperta misura mq 2.061 mentre quella scoperta del chiostro mq 253 ed il porticato misura mq 326.

Si sviluppa su tre livelli piano terra, primo e secondo.

Il piano terra si sviluppa in vari ambienti che prendono luce essenzialmente dal chiostro, con gli affacci nord sud ovest, mentre ad est è ubicata la chiesa oltre dalle vie Anfiteatro e De Cesare. Due corridoi principali servono ambienti di particolare bellezza, si segnala il vecchio refettorio dei frati posto ad ovest con affaccio sulla via Acclavio e la via Anfiteatro.

I vani risultano coperti con diversi tipi di volta a padiglione, a botte, a crociera e a padiglione ribassato.

Il primo piano prende luce dal chiostro oltre dai quattro affacci esterni. Vi si accede dalle tre scale e dall’ascensore. Gli ambienti, tutti di particolare pregio architettonico e storico, sono serviti da tre corridoi di “spina” coperti da volte a botte interrotte da volte a crociera di notevole pregio.

Si segnalano n.2 ambienti di particolare interesse con affacci sulla Acclavio che sono stati oggetto di accurati lavori di restauro e recupero, attese le rilevate tecniche costruttive, con l’evidenziazione dei peducci di chiusura a faccia vista della volta a padiglione ribassato eseguita.

Questi ambienti saranno adibiti a biblioteca e sala riunione / convegni.

Il secondo piano prende luce dal chiostro, dalla via Anfiteatro e da via Acclavio, e si accede con due scale e l’ascensore. Questo piano è stato sopraelevato successivamente alle prime fasi storiche dell’immobile, ha tetti piani con volterrane di tufo e strutture in acciaio e sono chiuse da tettoie con capriate a pignon e tegole alla marsigliese.

I lavori hanno riguardato tra l’altro, la demolizione di un vano con affaccio sulla via Acclavio costruito verosimilmente durante l’ultima guerra, il rifacimento della pavimentazione, l’intonacatura delle parti ammalorate, le tinteggiature gli impianti oltre alla realizzazione di una palestra per usi terapeutici.

I lavori eseguiti ai piani terra e primo hanno riguardato il rifacimento della pavimentazione, alcuni interventi di cuci e scuci in zone particolarmente degradate ed ammalorate, le tinteggiature previa la ripresa delle intonacature. Sono stati rifatti gli impianti idrici, fognanti, elettrici, dati, di climatizzazione caldo/freddo, antincendio oltre alla realizzazione di n.2 cucine per comunità ed i servizi igienico sanitari dedicati alla destinazione d’uso.

Al chiostro annesso al convento, si accede dal vestibolo prospicente la Piazza SS. Annunziata. E’ ricompreso da pilastri di tufo tra loro collegati da volta a botte a sesto pieno, con cornici di imposta, che delimitano il percorso del porticato, questo definito in copertura da volte a crociera che sottendono il corridoio scoperto posto al piano primo con affaccio sul vuoto del chiostro. Il perimetro interno è segnato da lesene contrapposte ai citati pilastri .

Si segnala la particolare cura nel restauro di questi ultimi elementi che in uno con le facciate prospicenti le quattro vie, sono state interessate essenzialmente dalla stonacatura di tutti paramenti esistenti, la pulizia accurata di tutte le precedenti attività edilizie, il recupero con puntuali lavori di cuci e scuci su tutte le superfici particolarmente ammalorate. Il tutto è strato definito dalla stesura di componenti aggrappanti con la definitiva tinteggiatura.

Particolare cura è stata rivolta alla conservazione del verde esistente ed al completamento con altre essenze. Durante il periodo dell’esecuzione dei lavori, l’ASL ha curato le due palme esistenti, così salvandole dai noti essiccamenti, oltre al ligustrum lucidum cui sono stati affiancati cespugli particolarmente colorati e profumati che si prevede, per il profumo e per i colori, di attirare anche farfalle e altri insetti.

Il ligustrum con le sue bacche attirerà altri animali che a loro volta contribuiranno a nutrire i falchetti che hanno nidificato nella attigua torre campanara della chiesa, così da allontanare in particolare i piccioni che infestano alcune parti del borgo.

L’ultima fase dei lavori ha riguardato il recupero delle facciate. Queste, oltre alle lavorazioni già descritte, sono state valorizzate tramite la realizzazione di un impianto di “illuminazione artistica” in modo da evidenziare, con giochi di luci ed ombre i particolari architettonici del convento e del chiostro.

Così facendo si sono messi in buona luce le attività lavorative eseguite, attività sempre accompagnate da esperti restauratori, peraltro come previsto nei capitolati di appalto e come richiesta dalla Sopraintendenza ai beni monumentali che ha puntualmente monitorato l’intero appalto con suggerimenti ed interventi volti a definire con le migliori tecniche questo restauro conservativo.