I dati raccolti da Curiosity, il robot inviato dalla Nasa e sbarcato sul pianeta rosso nell’agosto 2012 evidenziano molecole organiche nei sedimenti localizzati in un cratere di Marte.

Sono due le scoperte annunciate dalla NASA e vengono già considerate tra le più rilevanti per dimostrare che il Pianeta Rosso possa aver ospitato la vita in passato e, forse, accoglierla nuovamente. La ricerca compiuta ha evidenziato la presenza di molecole organiche e che il metano nell’atmosfera di Marte varia ciclicamente.

Le molecole organiche contengono elementi “comunemente associati alla vita”, “ma che possono essere associate anche a processi non biologici”, rilevano gli esperti della Nasa. Si tratta di carbonio, idrogeno e forse anche ossigeno.

“Marte avrebbe potuto ospitare la vita in passato. Sono tempi entusiasmanti –  ha detto Chris Webster, del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, nella diretta online – Guardiamo con speranza al futuro, in cerca di ulteriori risultati. Ci vorrà ancora del tempo prima di capire se l’origine del metano è biologica”.

“Con queste scoperte Marte ci sta dicendo di mantenere la rotta e di continuare a cercare evidenze della vita”, ha detto Thomas Zurbuchen, a capo del Direttorato della Nasa per le missioni scientifiche. “Sono fiducioso che le prossime missioni ci daranno scoperte ancora più mozzafiato sul pianeta rosso”.

Dello stesso avviso Michael Meyer, responsabile scientifico del Programma di esplorazione di Marte della Nasa: impossibile al momento dire se su Marte ci siano segni di vita, ha rilevato, “non lo sappiamo, ma questi risultati ci dicono che siamo sulla strada giusta”.

L’incredibile laboratorio miniaturizzato del rover Curiosity, il Sam (Sample Analysis at Mars), ha escluso ogni dubbio su un’eventuale contaminazione, ma non è riuscito a chiarire l’origine: potrebbe essere la testimonianza di una vita passata, o cibo di forme di vita esistenti, o qualcosa di indipendente dalla vita. Quello che è certo è che se la materia organica è stata trovata vicino alla superficie di un ambiente ostile come quello marziano, aumentano moltissimo le probabilità di trovarla nel sottosuolo: una speranza enorme per la missione ExoMars 2020 di Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Russia, che perforerà il suolo marziano fino a due metri di profondità.