n-BASTATACERE-large570Lanciata nei social da Elena Skoko e Alessandra Battisti del Network internazionale “Human rights in childbirth” (Diritti umani alla nascita), BastaTacere è la campagna delle donne contro gli abusi in sala parto. Esperienze da incubo per numerose donne che purtroppo riferiscono di avere sperimentato in sala parto, in balìa di medici e ostetriche che non lasciano facoltà di scelta alle partorienti e decidono in maniera frettolosa e innaturale cosa è meglio per loro e il bambino. A volte causando traumi fisici e psichici. Costrette a subire manipolazioni dolorose al collo dell’utero e punti di sutura senza anestesia, maltrattate, umiliate, medicalizzate anche quando non serve.

basta tacere“Se durante l’assistenza al parto avete vissuto esperienze di abuso, maltrattamenti o violenza, vi chiediamo di scrivere la vostra esperienza su un foglio intitolandolo #bastatacere e postarlo.” chiede la pagina Facebook di #BastaTacere, alla quale sono arrivate in 48 ore centinaia di testimonianze da brivido.basta tacereRacconti dell’orrore che provengono dai reparti di maternità e che potrebbero convincere il Parlamento a votare presto la proposta di legge sulla “violenza ostetrica” presentata dal deputato Adriano Zaccagnini che andrebbe a punire proprio quei comportamenti medici violenti sulle donne in procinto di partorire.basta tacere

“Embolia post partum. Il medico obiettore di coscienza nonostante 36 ore di travaglio non la voleva far partorire. Hai i fianchi larghi disse. Perse conoscenza per 3 giorni, febbre, intubazione, catetere sotto osservazione della rianimazione. In pratica visse 3 giorni fra la vita e la morte e tutt’ora ha serie conseguenze ai polmoni. Storia vera: 1 Gennaio 1996. La partoriente ero io”, scrive una utente nei commenti.basta tacere

Lasciata senza cibo né acqua per quasi 24 ore, dopo il parto viene cacciata dalla nursery: non può vedere il bimbo – altro commento.

A scrivere sulla bacheca di BastaTacere sono anche ostetriche. “Ho visto bambini separati senza motivo dalle loro mamme, trattati come bambolotti senza rispetto. Ho visto donne subire ripetute kristeller e finire con distacchi di placenta, inversioni uterine, costole rotte. Ho visto donne subire il taglio cesareo anche quando l’anestesia non aveva ancora avuto effetto“.basta tacere

A colpire sono soprattutto i commenti sprezzanti che le donne raccontano di avere sopportato in uno dei momenti più fragili della loro esistenza.

Al loro fianco anche uomini, padri, mariti e fratelli: spesso allontanati in malo modo, hanno assistito impotenti agli abusi e agli sberleffi. “Sono stato tenuto separato da mia moglie per ore in sala di attesa, mentre lei era sola a contorcersi”, scrive Daniele.

I promotori della campagna invitano le donne che durante l’assistenza al parto hanno vissuto esperienze di abuso, maltrattamenti o violenza, a:

  • scrivere l’esperienza in un foglio (anonimo, senza riferimenti alle persone e/o luoghi precisi) intitolandolo #bastatacere;
  • farvi un auto-scatto con il foglio, senza viso;
  • postarla sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/bastatacere;
  • farla girare nei social network con l’hashtag #bastatacere;
  • a partire dalla data 4 aprile 2016 per 15 giorni.

La proposta di legge introduce il reato di violenza ostetrica in seguito alla recente dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS 2014) su “La Prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere”. Tale dichiarazione evidenzia quali siano i trattamenti che le donne subiscono durante l’assistenza al parto e in particolare:

  • l’abuso fisico diretto
  • la profonda umiliazione e l’abuso verbale
  • procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione)
  • la mancanza di riservatezza
  • la carenza di un consenso realmente informato
  • il rifiuto di offrire un’adeguata terapia per il dolore
  • gravi violazioni della privacy
  • il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere
  • la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna
  • la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita connessa all’impossibilità di pagare
  • inoltre, adolescenti, donne non sposate, donne in condizioni socio-economiche sfavorevoli, donne appartenenti a minoranze etniche, o donne migranti e donne affette da HIV sono particolarmente esposte al rischio di subire trattamenti irrispettosi e abusi.