13 Reasons Why: Butterfly

Arrivato in Italia come Tredici, 13 Reasons Why narra le vicende di una ragazza liceale, Hannah Baker, che decide di togliersi la vita.

Qualche giorno dopo, un suo compagno di classe, Clay Jensen, trova un pacco sulle scale di casa dove sono contenute delle cassette registrate da Hannah in cui spiega i tredici motivi che l’hanno spinta a suicidarsi, e Clay è uno di quelli.

Per scoprire il suo ruolo all’interno della storia della ragazza, Clay comincia ad ascoltare le cassette, scoprendo volta per volta i retroscena della vita di Hannah e i vari avvenimenti (apparentemente insignificanti o gravi che siano) che l’hanno spinta al gesto estremo.

Tutto ciò scaturisce nello spettatore una curiosità morbosa nel conoscere le colpe, le conseguenze e le reazioni di ciascun personaggio preso in causa dalla ragazza.

Ma partiamo con ordine.

Avete presente la teoria del caos?

Il semplice battito d’ali di una farfalla può causare un tornado dall’altra parte del mondo. Quindi piccole variazioni nelle condizioni iniziali producono grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.

Tenetelo in mente…

Non siamo davanti al solito teen drama con  protagonisti stereotipati all’eccesso e senza un minimo di personalità…In 13 Reasons Why i personaggi sono veri e i problemi a cui ognuno di essi va incontro hanno una vera e propria rilevanza sulle loro vite. Quindi il vero protagonista di questa serie TV non è Hannah, non è Clay, ma sono tutti i ragazzi che impareremo a conoscere nel liceo, con le loro storie, i loro problemi e le loro debolezze.

Una serie TV basata su tematiche forti quali il bullismo, la famiglia, la sofferenza, il sesso e la violenza, tanta violenza. Si, violenza. E per violenza non intendo becera violenza fisica, ma parlo di violenza psicologica. Perchè Tredici, come detto prima, ci mostra in faccia l’adolescenza in modo nudo e crudo, senza peli sulla lingua, per quello che è davvero. E da adolescente posso confermarlo, l’adolescenza è anche cattiveria, sofferenza, stupidità e, purtroppo, ingenuità.

L’ottima scelta per il casting, che ha individuato nella bella Katherine Langford l’attrice ideale per interpretare Hannah, è volutamente in contrasto con il personaggio. L’aspetto “angelico” della protagonista stona con il suo carattere, man mano che impariamo a conoscerla. Perché Hannah Baker non è angelica. Risponde al bullismo col bullismo. Col peggior tipo di bullismo immaginabile, addossando ad altri ragazzi la responsabilità della propria morte. Della propria scelta di morire. Incurante del dolore che avrebbe provocato ai suoi genitori, a chi la amava e a chi si sarebbe sentito in colpa per tutta la vita per averla trattata male. Quindi Hannah non è esente da colpe. Anzi, prima della sua morte ha commesso tanti errori e ha svolto azioni che, da sensibile adolescente quale sono, mi hanno infastidito e non ho condiviso. Ma è giusto così.

L’intento di 13 Reasons Why non è farti provare compassione per Hannah, ma parlarti del suicidio di una ragazza e di come TUTTI non siano esenti da colpe, lei per prima. Ed è questo il punto forte di Tredici, è cinico, freddo e non ha paura di raccontare questa storia senza peli sulla lingua, così come è andata davvero.

Fotografia molto caratteristica che rende, in modo sublime, il contrasto tra i colori accesi dei flashback in cui Hannah è in vita e più spenti e cupi nelle scene dopo la morte della ragazza.

Stessa considerazione per i personaggi che son tutti visibilmente affranti dopo la morte della ragazza e lo si può notare dal loro aspetto, dalle loro espressioni, dal loro modo di parlare e di comportarsi.

Musiche sempre molto azzeccate, di solito brani pop abbastanza conosciuti e che enfatizzano con eleganza i momenti più importanti della serie.

E’ una serie che vuole far riflettere sul come ogni azione, se pur insignificante, possa cambiare la vita di una persona.

E di come il battito d’ali di una farfalla

Possa cambiare il mondo.

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